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Al congresso 2013 di radicali italiani ho partecipato in veste di osservatore e, a meno di un deciso cambio di rotta, se ( e sottolineo se) parteciperò al prossimo non potrà essere che nella stessa veste.

 

Questo per due motivi ugualmente importanti.

 

Il primo è che intendo tornare a far politica e per me, che sono legato a una visione tradizionale, la politica si fa attraverso i partiti. E i partiti, per come la vedo io, sono composti da persone legate da una visione comune, in termini generali, della cosa pubblica e di come amministrarla.

 

I partiti si danno:

degli obiettivi attraverso uno statuto

e

rappresentanti attraverso libere elezioni.

 

I partiti verificano con cadenza regolare il volere dei propri iscritti in base al quale programmano la propria attività.

 

I partiti attraverso le norme fissate dalla costituzione all' art. 49 si propongono di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

 

 

Per antica simpatia e comunanza di vedute il mio partito è il partito radicale, al quale ho dato il mio voto finchè è esistito e si è presentato con suoi candidati alle elezioni per il Parlamento della Repubblica.

E quando ho deciso di ricominciare ad occuparmi attivamente di politica è al partito Radicale che ho guardato.

 

Ma non l'ho trovato più.

 

Al suo posto c'è ora una cosiddetta "galassia" di associazioni di vario genere costituenti un soggetto internazionale "politico non partitico". Sorvolo sulle denominazioni dei vari soggetti costituenti e del soggetto costituito perchè supefluo ai fini del concetto che intendo qui esprimere.

In questo elenco di costituenti è presente un'associazione denominata Radicali Italiani che si autodefinisce "organismo politico costituito dagli iscritti al Movimento". Questo organismo però, in altra parte del suo Statuto, dichiara specificamente che non si presenta a competizioni elettorali.

D'altra parte tale partecipazione non sembra influente dal momento che tale movimento si da come scopo quello di "...rafforzare le lotte liberali, liberiste e libertarie per la Rivoluzione liberale e per gli Stati Uniti d'Europa." E per tali scopi tale partecipazione in effetti può anche essere secondaria.

Meglio, e ancora una volta ininfluente, sorvolare sulla genericità ampollosa delle parole usate per definire gli scopi dell'associazione.

Ma il succo è uno: il movimento politico che prende il nome di "Radicali Italiani" statuisce di non presentarsi a competizioni elettorali.

E quindi chi resta a portare le istanze radicali, una volta definito quali, in Parlamento? Non mi riesce di ravvisare in ambito radicale nessun soggetto che possa e soprattutto voglia assolvere tale funzione.

 

E quindi che senso ha iscriversi a Radicali Italiani se si vuole fare azione politica parlamentare?

 

Eppure queste posizioni, questa visuale politica, meriterebbero migliore destino. Il Partito Radicale è o, meglio dovrei dire era, l'erede di una posizione liberale di sinistra ben definita sin dalla costituzione dello Stato Italiano nato dal Risorgimento.

Dal Partito Radicale post risorgimentale di Nitti e Cavallotti a quello del dopoguerra fondato da Pannunzio e Rossi con la collaborazione delle più eminenti autorità liberali d'Italia e addirittura anche da quello preso in mano e rifondato a sua immagine e somiglianza dal guitto Marco Pannella sono venuti fior di contributi in termini di proposta politica, economica, sociale.

 

Vogliamo davvero buttare nel "dimenticatoio" un così importante contributo al pensiero politico italiano?

 

Non sarebbe il caso di tornare a fare sul serio, liberandosi di una visione, fra l'altro imposta dall'alto in barba a qualunque processo democratico, ferma a una concezione datata di organizzazione ? Chi ha stabilito che il Partito Radicale debba fare propria una battaglia piuttosto che l'altra, dimenticando, volta per volta, tutte le altre?

Una posizione del genere, oltre che essere personalistica e già di per se limitata dal solo esserlo, mortifica un portato di idee e di contributi provenienti dalla parte migliore dell'intelligenza italiana, retrogradata a semplice cinghia di trasmissione di un volere proveniente dall'autocrate in persona, come ben stigmatizzato dal magnifico Marco Belelli in anni e anni di malgiudicata militanza.

 

Il Partito Radicale così come l'ho ritrovato dopo anni in cui non mi sono occupato di lui è solo un pallido fantasma della macchina da guerra che conoscevo, sia in termini di personaggi che in termini di contenuti.

 

Posto poi che si possa tornare ad una forma partito ricostruendola da quella macchina di scatole cinesi di cui è ora costituito non si sa se per per caso o se per precisa volontà, chi vorrà e saprà farlo dovra volerlo e farlo liberandosi finalmente da una sudditanza intellettuale e politica acclarata nei confronti del leader storico, riconfermata amaramente anche in questo congresso 2013.

 

E se il meccanismo infernale messo in piedi impedirà di accedere al patrimonio di mezzi e di idee del movimento non bisognerà esitare ad uscirne e ricostituire il Partito due numeri civici più in là. Curiosamente è proprio Pannella stesso a dire una cosa del genere di fronte all'ipotesi che il partito possa essere preso in mano da altri ora che il numero di iscritti è arrivato al suo limite storico e che un movimento ben determinato potrebbe prenderne il potere semplicemente acquistando un migliaio di firme (poca cosa. Si tratterebbe di 200,000 euro, più o meno). Ben sa, egli, che i beni del partito e la stessa radio radicale sono in mani ben fidate e che resterebbero in ogni caso nelle sue disponibilità.

E questa mi sembra sia proprio la preoccupazione di chi, come nel recente congresso si è ben visto, ha tanto blaterato di autonomia e di emancipazione, salvo poi non trovare il coraggio di individuare candidature atte a porre in essere le idee e i programmi tanto ben sbandierati.

Una classe dirigente che si è dimostrata inesistente e pavida. Pavida perchè inesistente, devo essere giusto. Purtuttavia è la migliore che abbiamo.

E d'altra parte questo congresso ha ben messo in mostra, almeno per i neofiti come me, che gli obiettivi sono ben chiari a tutti ma che diverse sono le strade individuate per perseguirli, e diversi i modi.

Agli occhi di un innocente e poco informato simpatizzante come me spicca fin troppo bene che i punti fermi del movimento radicale sono sempre gli stessi ma che i metodi per perseguirli sono imposti da una dirigenza corazzata e terrorizzata dalla possibilità che una alternativa di altro genere possa prendere il sopravvento, così formalizzando di fatto uno stato di non-democraticità autoritario che fa storcere il naso a chi ha ben precisi in mente i punti fermi dell'ideale antiautoritario radicale.

Finendo poi per fossilizzare il dibattito sul punto della democraticità a scapito del progetto politico che rimane, e non può essere altrimenti, in secondo piano almeno finchè i nodi non saranno sciolti.

Rita Bernardini nel suo discorso al congresso ha un ben eludere il succo della questione. Il suo discorso è alto e impegnativo, ma prescinde dal fatto che è enunciato nel corso di un assise in cui si dibatte della funzione e delle prerogative di Radicali Italiani all'interno del movimento radicale. Se non si sciolgono innanzitutto questi nodi non ha senso parlare di progetti, sia pur localizzati come piace da troppo tempo ad una dirigenza asfittica e troppo concentrata su se stessa. E anzi un discorso che prescinde da questo nodo fondamentale rischia di suonare, così come è suonato a me, un aristocratico porsi al di sopra di quanto bolle fra quella massa di militonti ingannati e fedeli oltre ogni limite di umana decenza a un partito che non c'è più.

 

Un Partito invece che rappresenta il pensiero di ben più che le percentuali espresse in termini di voto lascerebbero pensare. Ma d'altra parte non si può biasimare chi pur condividendo il pensiero radicale in termini di diritto, economia, politica non si raccapezza più di fronte alle capriole del saltimbanco Pannella che, in cerca di consenso, ormai da troppo tempo ha buttato nel cesso la credibilità del partito più credibile della storia italiana, come i risultati elettorali e quelli delle iniziative radicali, a partire dagli sviliti referendum, dimostrano.

E dunque siamo di fronte ad un'assise di poche migliaia di entusiasti dilettanti ben inquadrati ed utilizzati da uno sparuto cerchio "tragico" di professionisti della politica ormai fuori dal mondo e dalla storia.

Chi sfrutta chi, quindi?

Chiunque sia, il risultato è lo stesso: i radicali, che sia sotto la forma di partito o quella di movimento, non contano più nulla. Se non si considerano i magri risultati delle sparute individuali battaglie di volta in volta individuate dal magico Marco a prezzo di enormi sacrifici personali e del sacrificio ben più importante del soggetto politico sminuito a portavoce del leader (quando va bene).

In fin dei conti sarebbe bene riflettere che l'ultimo grande risultato politico radicale è stato quello del referendum contro l'abolizione della legge sull'aborto.

Tutto il resto è solo simpatia su alcuni argomenti (abbondantemente compensata dall'antipatia su tanti altri argomenti) e piccole altre cose.

E quindi, per tornare al punto: perchè iscriversi ad un partito che partito non è?

I radicali tornino a costituirsi come partito politico e otterranno il mio voto (poco importante) e quello (molto più importante) di tanti altri che non aspettano altro che di rivedere il Partito Radicale come soggetto politico.

E, e qui veniamo al fine al secondo motivo per cui non mi iscrivo a Radicali Italiani, abbiano il coraggio di uscire dall'isolamento e dall'alterigia che impone una quota di iscrizione così alta e limitante.

Per piacere, non parlatemi di necessità di cassa. sappiamo tutti che a 200 euro di quota di iscrizione annuale per Radicali Italiani ( ma oltre 900 euro necessari per l'iscrizione a pacchetto a tutti i soggetti costituenti) gli iscritti saranno sempre pochissimi e la relazione dell'ottimo tesoriere uscente mostra ben chiaro che il trend è continuamente in calo. La quota giusta a mio parere deve essere non superiore a 50 euro annui per un unico soggetto. Buttiamo a mare la inutile galassia e torniamo a parlare del Partito Radicale.

50 euro di quota annuale( meglio ancora se fossero 25), un programma e competenze ben definite. Un unico soggetto politico democraticamente costituito e governato. Scommettiamo che gli introiti decuplicano?

Tutto sta a tornare credibili. Come dice il buon Andrea Merlo sul forum inufficiale i cittadini italiani sono radicali per la maggior parte. Il non averlo creduto e l'essersi rinchiusa in se stessa è la maggiore colpa attribuibile alla attuale dirigenza radicale in Italia.