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Tempi di demagoghi, tempi di ricette facili ad elaborarsi quanto difficili da mettere in pratica. Tempi in cui un onesto politico- si fa per scherzare, chè di onesti politici non ne esistono-, deve riuscire, mai tanto quanto ora, a cavalcare le opposte direzioni del risanamento e della ricerca del consenso. Con la gente esasperata pronta a dare il suo appoggio, e il suo prezioso voto, a chiunque gli prometta un futuro se non migliore almeno non così tanto peggiore.

Sono i guasti della politica economica allegra del dopoguerra, tanto rimpianta oggi che ne paghiamo le conseguenze addossando con italiana miopia le colpe di ieri ai governanti di oggi. E che pretendiamo se ci tocca subire premiers del calibro di Silvio Berlusconi e del suo emulo in salsa dem Matteo Renzi? O oppositori del calibro- si fa per dire- di un Grillo e i suoi grillini (sembra il nome di un complesso musicale ma, ahimè, è purtroppo ben peggio)? Teniamoceli, dunque, e prendiamo atto che la soluzione non potrà mai venire da questi onesti arrampicatori che fanno nient'altro che il loro mestiere, ma soltanto da noi con il piccolo o grande sforzo-dipende dai punti di vista- di imparare ad esaminare i fatti con spirito storico, con metodo scientifico. In tempi come questi di assoluto vuoto morale,intellettuale e tecnico della politica qualunque teoria economica sarebbe preferibile alla attuale totale assenza di progettazione, di prospettive di lungo e medio respiro. Con la gente che abbiamo a disposizione – ma non dimentichiamo che in parlamento ce li abbiamo mandati noi- è grasso che cola se galleggiamo nella merda fino agli occhi in una navigazione a vista buona giusto per arrivare a capire cosa mangiare a pranzo (giusto quelli che a pranzo riescono a mettere insieme qualcosa). Una teoria vale l'altra, dunque? E allora perchè non quella liberista, figlia di un metodo, il più democratico che esiste, quale quello liberale? E in cosa consiste questa teoria? Nella presa d'atto che il cittadino se può fregare frega e non c'è barba di pianificazione sovietica che glielo impedirà, non c'è prete o dottrina religiosa che lo tratterrà dal farsi gli affari propri, salvo poi andare impunemente a messa tutte le domeniche. In realtà è la teoria che permea lo status di Nazioni che hanno raggiunto la democrazia ben prima di noi poveri Italiani. E c'è un bel dire che la politica economica di USA e Gran Bretagna hanno fallito. Se hanno fallito perchè mai sono sempre le economie più forti, se si escludono quelle prodotte dai nuovi Stati autoritari del Mondo? Probabilmente non è la teoria più efficace ma certamente lo è fra quelle sviluppate dai Paesi democratici. Per brevi periodi si possono costruire economie più efficienti su larga scala, anche se a scapito del benessere dei cittadini, in Regimi autoritari quale a suo tempo l'URSS, che abbiamo visto che fine ha fatto, e attualmente la Cina che infatti si sta velocemente adeguando a canoni più moderni. E quindi in cosa consiste il liberismo? Difficile da dirlo qui ma chi vuole può approfondire sui testi sviluppati finora. Ma nel nostro piccolo di piccola Nazione in mezzo ai guai come può aiutarci il liberismo? Come già detto il primo passo è quello di prendere atto che il cittadino frega, se può fregare (e chi meglio che in Italia, capitale indiscussa dell'interesse “particulare” a scapito di quello generale?). E quindi il primo passo è quello di rendere il cittadino consapevole che pagare le tasse, per fare un esempio, è conveniente. Sembra facile? E lo è. Quale modo migliore per pagare le tasse che renderle oneste e impossibili da evitare? Veniamo all'Italia. Qui esiste un sistema di tassazione impostato sul principio che la trasgressione è fisiologica. Invece di andare all'origine della trasgressione che è la consapevolezza dell'iniquità della tassazione si preferisce tenerne conto e aumentare in maniera sconsiderata le percentuali, condirle con una miriade di gabelle accessorie, indicare sanzioni per le trasgressioni eclatanti senza prevedere metodi efficienti di controllo delle stesse. Sembra inefficiente, ed infatti lo è. Ma non è questo che sta a cuore all'amministratore italiano. L'importante è costituire innumerevoli baracconi statali che gestiscano, con costi elevatissimi per la comunità, il suddito italiano. Nel medioevo avevamo i dazi, che servivano per proteggere gli scambi fra una comunità e l'altra fra le miriadi che costituivano l'attuale territorio geografico italiano. Oggi questi dazi, queste gabelle, sono tutti ancora lì, a testimoniare di una inefficienza fiscale che fa cadere le braccia. Finisce che la pressione fiscale va ben oltre il sessanta per cento calcolato e raggiunge, nel caso della piccola imprenditoria privata, quella meno protetta, soglie dell'ottanta per cento. Come a dire che se incasso mille euro al mese i primi ottocento se ne vanno in tasse e il resto serve a pagare i fornitori e con quanto avanza posso provare a mangiare, pagare l'affitto, mandare i figli a scuola, eccetera eccetera. Ovvio che i volumi di affari, in questa situazione, devono essere elevatissimi, pena l'impossibilità di intramprendere. Quella capacità che è da sempre il segreto del successo dell'imprenditoria italiana, fatta di piccole ma più spesso micro, aziende. Il cuore dell'economia italiana messo in ginocchio dagli sperperi democristiani del dopo guerra e cancellato definitivamente dai successivi governi miopi. Alle vicissitudini dell'economia globale non possiamo pensare di mettere un freno. L'economia cammina da sola, e non esisteranno mai vincoli statali che potranno regolarne il flusso, ma solo agevolarne il corso. Preso atto di questo perchè non fare l'unico passo logico conseguente? Annullamento di tutta l'attuale legislazione fiscale. Abolizione quindi di tutte quelle tassse, tassine, sovrattasse, imposte, accise, bolli, diritti notarili e di registro, imposte sulla proprietà, IVA,IMU, Tasi, Tari e tutte quelle denominazioni che la fantasia del legislatore tassatore riuscirà a trovare e che altro non sono che voci di un unico ladrocinio alle spalle del cittadino produttore di reddito che invece di andare a coprire le spese della Comunità servono solo a pagare gli stipendi delle clientele della politica. Il tutto sostituito da una unica tassa sul reddito da applicarsi sull'effettivo survalore, cioè su quanto rimane fra incassi percepiti e spese sostenute, tutte comprese anche quelle voluttuarie, certificate da apposita ricevuta o fattura (chi non pretenderà di farsi fare lo scontrino se sa che può scaricare la spesa dalla sua dichiarazione dei redditi?). Oggi tale tassa, se andiamo a considerare l'attuale pressione fiscale, non sarebbe probabilmente inferiore al sessanta per cento. E' ragionevole però pensare che una volta andato a regime il nuovo sistema tale percentuale possa abbassarsi notevolmente. Quali i costi di una simile rivoluzione? Nell'immediato quasi sicuramente l'abolizione degli innumerevoli carrozzoni statali che vivono parassitariamente sulle spalle della fatica del cittadino produttore di reddito, Stop alle agenzie, agli uffici, agli enti creati appositamente per gestire una legislazione diventata così confusionaria e complicata da avere bisogno di appositi interpreti. Stop quindi anche alla miriade di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, che rappresentano una forte percentuale dei costi di un onesto cittadino che decide di intraprendere. Una legislazione semplice non ha bisogno di figure apposite che la gestiscono e che diventano invece un costo vivo importante per le imprese. Una unica tassa sul reddito rende del tutto inutili gli enti preposti a gestire le infite tasse attuali. E che ne faremo di tutte quelle figure di impiegati statali che oggi come sanguisughe si attaccano alla pelle di chi lavora? Si troveranno, finalmente, un lavoro. E sarebbe anche ora. Lacrime e sangue? Probabilmente si, ma finalmente con una prospettiva di benessere generale per tutti. Uno Stato ricco perchè efficiente può permettersi anche di predisporre le necessarie garanzie per chi è in difficoltà. Tutto questo sproloquio è invenzione mia? Nient'affatto. E' solo tratto dal manifesto liberale democratico. Chi vuole consulti i testi. Qui in Italia era la bandiera del Partito Rdicale Italiano, costola della sinistra del Partito Liberale. Oggi il Partito Radicale è diventato un ente assistenziale, un ulteriore carrozzone statale foraggiato dal finanziamento pubblico in mano a un santone che ha preso strade diverse. Chi sarà capace di rilevare l'identità del Partito Radicale che fu? Chi si farà carico di portare avanti proposte così logiche così semplici? Io lo voterò.