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Il fascismo fù un movimento politico violento nato in Italia in contrapposizione alla violenza e al terrorismo dei movimenti comunisti italiani che volevano raggiungere il potere con metodi violenti così come postulato dal proprio credo politico. Ebbe inizialmente grandissimo consenso popolare ma fece la fine che in genere spetta, prima o poi, a tutti i partiti paternalistici e violenti e di questo si approfittò la parte avversa per far passare le proprie posizioni, del tutto identiche a quelle del nemico appena abbattuto, come quelle dei vincenti di una guerra vinta non certo per merito loro ma di cui velocemente approfittarono per farsi passare per vincitori, loro che al momento critico erano quasi tutti fuggiti all'estero o scomparsi e/o mimetizzati nel regime, salvo poi tornare quando non c'erano più rischi ad incassare il lavoro fatto da altri. E ci riuscirono così bene da riuscire ad imporre evidenti aberrazioni, improponibili altrimenti, al momento della redazione della Costituzione della nuova Repubblica in costruzione. Queste aberrazioni avrebbero dovuto essere superate nel tempo con il semplice buon senso. Dopo 80 anni siamo invece ancora qui a constatare come quella resa dei conti fra opposti movimenti liberticidi e illiberali che non dovrebbero più riguardare un Paese Civile è ancora in atto. Segno evidente che, mentre tutto il mondo va avanti, noi siamo ancora ben lontani dall'essere diventati una nazione, civile o no che sia. Un po'di tristezza viene, a pensarci bene

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Tempi di demagoghi, tempi di ricette facili ad elaborarsi quanto difficili da mettere in pratica. Tempi in cui un onesto politico- si fa per scherzare, chè di onesti politici non ne esistono-, deve riuscire, mai tanto quanto ora, a cavalcare le opposte direzioni del risanamento e della ricerca del consenso. Con la gente esasperata pronta a dare il suo appoggio, e il suo prezioso voto, a chiunque gli prometta un futuro se non migliore almeno non così tanto peggiore.

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SE FANNO COME I PREDECESSORI, CHISSENE IMPORTA SE SONO PIU' GIOVANI

 


Sacrosante le considerazioni, non nuove ma repetita juvant si sa, che Davide Giacalone fa sulla oscena pressione fiscale esistente in Italia, sollecitando a mettere velocemente mano alla correzione di questa stortura disastrosa il neo Premier Renzi. Peraltro, posto che un programma di governo allo stato non c'è, che il "nostro" si è ritrovato in fretta e furia a dover uscire dalla palude, lasciare le chiavi di Palazzo Vecchio a Nardella (qualcuno ha fatto caso che il candiato sindaco di Firenze sta sempre in tv per il PD da un po' ? chissà come saranno felici i suoi concorrenti in città) e buttare dalla finestra l'amico Letta, che tanto rispettava. Dobbiamo dargli un po' di tempo. Però, nel mentre, lui parla, tanto, e la parola "tagli" alla spesa pubblica non si ode mai. Viceversa sappiamo che la tassa sulla prima casa tornerà. con la TASI e sarà più alta di prima. Però questo argomento Renzi non lo tratta. E infatti gli italiani, secondo i sondaggi, gli danno fiducia. Vedremo se continueranno a dargliela al momento di sborsare. 
Onestamente però il coraggio di dire che qualcosa l'aumenterà l'ha avuto, parlando delle demoniache rendite finanziarie. In Italia si sa, siamo a livelli di prelievo  più bassi rispetto al gotha europeo (Germania e FRancia). Oh, ci fosse mai un cane di giornalista che a questa osservazione beota obietti al governante tassaiolo di turno : visto che nell'insieme siamo già al 54% di prelievo fiscale, forse non è il caso di trovare nuove praterie da disertificare !
Giacalone lo scrive, che è poco ma almeno è qualcosa.

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In una comunità ben gestita (la coppia, la famiglia, il Comune, lo Stato) se i genitori hanno fatto errori e ci hanno messi in mezzo a una montagna di debiti, si riuniscono i suoi componenti e si dice chiaro: "qui non ci sono più soldi e se non smettiamo di spendere per quelle cose che fino ad oggi ci sembravano irrinunciabili, e non ci mettiamo contemporaneamente d'impegno a produrre più soldi e più entrate a breve ci troveremo senza più i mezzi per produrre reddito e senza più soldi per pagare i debiti e allora i nostri creditori si prenderanno noi e i nostri averi e il futuro dei nostri figli."

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http://www.futuro-europa.it/zucchi-un-imprenditore-che-ha-preferito-londra/

Zucchi, un imprenditore che ha preferito Londra

“Cedo la mia azienda allo Stato e me ne vado. Queste sono le chiavi della mia attività. Con stasera ho finito. Domani i miei negozi li aprite voi”. Due anni fa l’imprenditore emiliano Andrea Zucchi si rivolse così a Gianfranco Polillo, allora sottosegretario al Ministero dell’Economia, concludendo il suo discorso su La7, durante una puntata di Piazza Pulita. Sposato, con due figli, originario di Fidenza, Zucchi aveva fino a poco tempo fa due punti vendita di occhiali nel piacentino. A distanza di due anni da quella sua “provocazione” – ma non poi tanto – gli abbiamo rivolto alcune domande.

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le mie simpatie radicali sono note. E comunque mi sembra giusto rimarcarle per chiarire il mio punto di vista in politica. C'è da precisare però che per me il Partito Radicale non è quello che Pannella ha creato, cavalcando da vampiro istanze più profonde e più serie di quelle da lui proposte. Il perchè di questa posizione cercherò di spiegarlo qui

la sceltà di non appoggiare qualunque superstizione comprese le religioni, strumento di sopraffazione di pochi furbi nei confronti di molti sciocchi facendo leva sulle paure inconscie dell'Uomo è scelta eminentemente politica. Qui cerco di dare il mio contributo, esponendo le mie opinioni ma nel rispetto di quelle altrui, in piena logica di laicità